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per una comunità

migliore

Vivere questa casa

Vi vogliamo raccontare come si vive in questa casa… Una casa speciale… Dove si vivono esperienze diverse…

Lo possono ben dire gli operatori della Comunità Nausicaa che a Morengo accoglie stabilmente nove persone con disabilità e che a partire dal 2011 ha realizzato il progetto “Prove di volo” tramite il quale è stata aperta l’accoglienza a turno di alcuni giovani del territorio per brevi periodi di permanenza sperimentale in comunità (da un giorno a una settimana).

Il progetto voleva offrire una esperienza residenziale al di fuori del contesto famigliare a persone che, al momento, non ne hanno stretta necessità per provare ad essere adulti e scoprire che esistono luoghi in cui si può progettare un futuro sereno. di Per quasi tutti si trattava della prima volta che uscivano da casa da soli e si può immaginare le paure, le ansie, le esitazioni che hanno vissuto sia i ragazzi che i loro genitori. A distanza di tempo siamo andati alla Comunità Nausicaa per capire come sono andate le cose.
Ci hanno accolto come sempre gli ospiti, carichi di sorrisi e ci hanno accompagnato in ufficio dove Monica, Nazarena ed Eleonora ci attendevano. Esse sono rispettivamente le educatrici e la coordinatrice di Nausicaa che hanno seguito passo passo i giovani nella loro esperienza di “volo”.

Quello che però ci ha colpito è che alla nostra domanda: “Allora come è andata l’esperienza in generale e cosa vi ricordate di quello che è accaduto?” tutte e tre, inaspettatamente, invece di elencare attività, obiettivi, difficoltà incontrate e risultati ottenuti, hanno raccontato aneddoti ed episodi di come i ragazzi e le loro famiglie si sono trovate in questa esperienza e di come insieme sono state affrontate e superate le paure e le ansie iniziali.

Già, le paure. Come quelle della mamma di Armida, dissolte dopo il ritorno a casa della figlia dopo la prima notte di accoglienza. Ci racconta Monica:
Arrivo in Comunità al mattino per iniziare il lavoro e, inserito all’interno del diario della comunità, trovo un semplice foglio scritto a mano da un collega che vuole condividere l’emozione di una telefonata da parte della famiglia di Armida. Sul foglio un mare di emozioni……” Grazie, grazie per la vostra pazienza, grazie per l’enorme cura, grazie perché al rientro a casa Armida era serena e gioiosa, grazie perché adesso anche io sono serena ……. La mamma”.

Un mare di grazie, – conclude Monica –  lo diciamo noi alla mamma perchè ci ha regalato….un mare di soddisfazione.
A questo proposito Nazarena ricorda quanto riferito in sede di verifica da parte della madre di Dehò.
 la cosa più significativa di questa esperienza e che mi da la misura di come sia stata positiva è la reazione di mia suocera, la nonna di Mauro. Al principio era contraria a questo progetto, temeva che Mauro sarebbe finito in una specie di Istituto. Quando è arrivata a visitare a sorpresa la comunità e ha visto Mauro in mezzo agli altri, curato e accudito, si è commossa fino alle lacrime e mi ha detto: ora posso morire tranquilla perché so che ci sarà qualcuno che vi aiuterà con Mauro e gli vorrà bene.
Mentre trascrivo queste parole sbircio in su e mi sembra di vedere qualche luccichio negli sguardi delle operatrici e penso che in fondo è proprio per questo che vale la pena di darsi da fare.

Poi come una ciliegia che ne tira un’altra vengono ricordati molti altri episodi, piccoli eventi che rendono però straordinaria le esperienze della vita proprio grazie alla loro profonda semplicità.

Eleonora riporta una frase di Samuele, quindici anni:
Mi piace stare nella casetta di Morengo, perché qui non mi sento diverso

Tutti, – dice Monica – ricordano bene Andrea, un uragano che investe la comunità al suo arrivo, un sorriso accompagnato da mille baci, dati uno per uno a tutti, come a voler dire che non dimentica nessuno, che per lui ogni persona qui dentro è speciale, la cuoca, le addette ai servizi, gli operatori e i ragazzi… tutti gli hanno regalato qualcosa e lui ringrazia con un bacio!
Molto divertente, eppure pieno di significato, il modo in cui Delia descrive agli educatori del Centro Diurno che frequenta normalmente la sua esperienza:
Parto per una gita, mi alzo presto al mattino, preparo la mia borsa e le cose che mi serviranno, non dimentico niente, magari starò via qualche giorno, incontrerò tante persone, avrò dei momenti tutti per me in una camera pronta al mio arrivo…….sto andando a Gardaland!……si, sto andando in Nausicaa.
Al termine di questi e altri racconti, per ringraziare le operatrici le guardo intensamente, senza dire nulla. Non serve dire nulla quando si riesce a comunicarsi la vita. E me ne vado tranquillo, con la piacevole sensazione che anche per me, oggi, non si sia trattato soltanto di lavoro.

Paolo Brevi